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RIGUARDO A LUI

Ecco chi è stato

Algeri Marino (Casoli 1894-Roma 1967) il 12 ottobre 1967, a soli due mesi prima dalla morte, fu insignito della medaglia d’oro dal Comune di Genova, nel corso dell’annuale Convegno delle Comunicazioni e, nel discorso di apertura del Congresso, fu definito dal ministro Spagnolli “l’apostolo dell’elettronica” perché dell’apostolo ebbe la modestia della vita e l’entusiasmo per quella scienza in cui fermamente credeva. Ma dell’apostolo egli aveva anche il carattere improntato all’umiltà, alla benevolenza e alla completa disponibilità nei confronti di tutti. Dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto emerge il ritratto di un uomo buono e mite, profondamente legato alla famiglia, instancabilmente dedito al lavoro e alla ricerca, un Uomo di Scienza che non negava a nessuno un suo consiglio disinteressato e competente.

Esordì precocemente come ricercatore e studioso, pubblicando, a soli 18 anni, la sua memoria sulla rivista “La lumiere electrique” descrivendo un sistema di trasmissione elettrico delle immagini che lui stesso aveva ideato. Nel 1916, chiamato alle armi, dovette abbandonare gli studi universitari, ma anche in guerra, benché molto giovane, gli furono affidati incarichi nell’assicurare e dirigere il servizio aeronautico nella zona di Venezia, poiché aveva già dedicato la sua attenzione alla radiocomunicazione, nascente branca dell’ingegneria. Nel 1917 venne trasferito a Roma in qualità di capo del laboratorio radio dell’Aeronautica, riprese gli studi e si laureò brillantemente nel 1919. Alla fine della guerra intraprese dapprima la libera professione, in seguito, con la nomina a capitano in SPE del Genio aeronautico cominciò la seconda fase della sua attività, dopo oltre un ventennio al servizio dell’Aeronautica Italiana.

Tra le più importanti realizzazioni tecniche di questi anni vanno ricordate il progetto e la realizzazione dell’impianto radio sui dirigibili Norge e Italia. Nel secondo impianto l’uso di un tipo di accumulatore con protezione termica, da lui studiato insieme a Pontremoli, rese possibile il funzionamento della stazione campale del radiotelegrafista Biagi sulla banchisa polare e il conseguente salvataggio da parte dell’equipaggio. Dal 1928 al 1943 egli fu capo della divisione Radio D.S.S.E. dove furono da lui progettati e realizzati i prototipi di numerosi apparati, uno di questi fu impiegato, con ottimi risultati, durante l’ultima crociera atlantica; in questa occasione ricevette un’attestazione di stima da Balbo che con un telegramma si complimentava con lui per il geniale lavoro. Nel 1934 egli partecipò con Marconi sull’Elettra ad una serie di esperienze sulla propagazione delle microonde intese a dimostrare la possibilità di guidare una nave attraverso uno stretto passaggio in assenza di visibilità.

Promosso Maggiore, il professor Marino fu nominato nel 1934 Direttore del Laboratorio Radio di Guidonia dell’Aeronautica Militare, compito che svolse fino al 1943. Il professor Marino era l’anima di quell’organizzazione e, benché la divisione radio avesse dimensioni limitate rispetto ai grandi laboratori stranieri, per quel che concerne la qualità ed il livello del lavoro eseguito essa non temeva confronti. Il risultato di queste attività furono apparecchiature radioelettriche di bordo e di terra, radiogoniometri, ricetrasmettitori, radiotrasmettitori, dispositivi di guida ed assistenza al volo, tutto il materiale elettrico necessario ad una flotta aerea, materiale di qualità allora eguale o migliore di quella delle nazioni più progredite. Della D.S.S.E facevano parte anche Antonio Ferri, Luigi Crocco, Luigi Broglio, Giorgio Barzilai, Bruno Peroni, Gaetano Latmiral, Dante Curcio, Renato Koch.

A Guidonia aveva creato un’atmosfera di cameratismo e di interesse al lavoro: la stima reciproca e il sincero affetto che legavano il Professore e i suoi collaboratori rappresentarono la base per la costituzione a Guidonia di un gruppo di lavoro affiatato ed efficiente La disfatta pose fine alle attività del professor Marino in questo campo: il laboratorio di Guidonia fu distrutto dalla forza di occupazione tedesca, dovette allontanarsi da Roma e si rifugiò a Casoli, suo paese natale. Non tutti i risultati conseguiti in venti anni di lavoro andarono perduti, infatti la possibilità di contare su tecnici preparati e su validi laboratori fu un fattore importante nella decisione presa dal governo, nell’immediato dopoguerra, di rifiutare di affidare ad industrie straniere il progetto e la ricostruzione della rete telefonica italiana, come era stato proposto, e di intraprendere il compito con le forze nazionali. Nel 1946 lasciò il servizio attivo con il grado di Maggiore Generale ed iniziò così la terza fase della sua vita professionale che può suddividersi in tre settori principali.

L’attività didattica presso l’Università di Roma e presso l’I.S.P.T., l’attività scientifica che si svolse principalmente in seno a numerosi organismi e Commissioni ed infine la sua opera di consulenza e di guida presso il Consiglio Superiore Tecnico delle Telecomunicazione che tanta parte ebbe per la ricostruzione del nostro paese. Fu Presidente della Fondazione Ugo Bordoni, organizzazione che incoraggia gli studi di comunicazione, per quindici anni fu Presidente della Rassegna Internazionale dell’EUR a Roma: la raccolta dei suoi discorsi di inaugurazione dei Congressi Scientifici costituisce una documentazione di eccezionale interesse sull’evoluzione dell’elettronica e delle telecomunicazioni, evoluzione da lui anticipata. Una particolare attenzione rivolse ai problemi della ricerca per quanto riguarda l’Automazione; fu il primo in Italia a richiamare l’attenzione sui problemi riguardanti questa importante branca della tecnica, a dare impulso ed attività di studio di indagine, di ricerca, ad ispirare iniziative, a seguirne gli sviluppi.

Nell’ aprile 1956 promosse come CNR il PRIMO CONVEGNO INTERNAZIONALE sull’AUTOMATISMO e la costituzione, nel CNR, di una Commissione per l’Automazione, di cui Ruberti e Lepschy furono chiamati a far parte come “segretari tecnici”. Grazie a lui l’Italia è tra i primi 8 paesi al mondo a far parte dell’IFAC : International Federation of Automatic Control. Il prof. Marino aveva certe sue idee, che potremmo definire “comunicazionistico-centriche”, che lo portavano a guardare unitariamente al campo dell’Ingegneria dell’Informazione, includendo i “servomeccanismi” fra i sistemi di telecomunicazione, accanto a quelli “punto a punto” ed a quelli di radiodiffusione circolare. La definizione di “Automazione” da lui data è quella ancora oggi accettata a livello mondiale. L’introduzione della tecnica dei ponti radio permise la realizzazione del ponte radio Roma-Pescara che costituì il primo esempio in Europa di cavo herziano a grande traffico. La sua attività in seno al CSTT si è manifestato con risultati di grande rilievo nei riguardi della radiodiffusione e del servizio di televisione che ha reso possibile l’avvio in Italia della televisione in bianco e nero prima che in altre nazioni Europee. La morte lo colse all’improvviso, nella sua casa di Roma, il 4 dicembre 1967 quando ancora molto avrebbe potuto dare nel campo della ricerca. L’Istituto d’Istruzione Superiore di Casoli porta il nome di questo illustre figlio della nostra terra: ”che le giovani generazioni,da tanto modello e da tanto nome, traggano sicuri auspici di prestigioso avvenire!”

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